


La storia del Friuli è sempre stata condizionata dalla sua posizione, alla testata settentrionale del Mar Mediterraneo e alla porta d’ingresso da Oriente alla penisola italiana. Qui sono fiorite le tre grandi città portuali che ne hanno segnato i destini: Aquileia, Venezia, Trieste. Sull’asse est-ovest, i suoi confini sono di natura storica più che geografica. A Occidente il confine lungo la valle del Piave e il corso del Livenza si è stabilizzato da secoli, mentre ad Oriente vi sono sempre state molte incertezze, a causa della non coincidenza tra confini geografici, etnici, socio-economici e politico-militari. La formazione del Friuli come entità storico-politico-culturale si può far risalire all’epoca longobarda (sec. VI-VIII). Sulla formazione della lingua friulana vi sono teorie diverse; secondo quella più tradizionale essa risulta dall’influenza del sostrato celtico sul latino qui portato dai coloni romani, e quindi ha oltre duemila anni; mentre secondo altre essa si forma mille anni più tardi, per effetto dell’isolamento dal resto d’Italia imposto dal Patriarcato. Nel 1420 il Friuli fu conquistato da Venezia, salvo Cormòns, Gradisca e Gorizia. La grandissima maggioranza della popolazione ha sempre parlato il friulano,
ed esistono anche fin dal XIV secolo documenti letterari scritti in tale lingua. È solo nell’Ottocento che si avvia una robusta e continua tradizione letteraria e la lingua diviene la base principale dell’identità regionale. Dopo il 1945 si avviano i movimenti tesi al riconoscimento dei Friulani come minoranza linguistica, con diritto all’autonomia politico-amministrativa e alla tutela della propria lingua. Quest’ultima istanza è divenuta più impellente a partire dagli anni ’70 e ha trovato una debole accoglienza da parte delle istituzioni solo alla fine dello scorso secolo.
La premiazione domenica 6 aprile a Cordovado
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