


L'Europa si potrebbe paragonare ad una torre di Babele: il numero delle lingue parlate dai cittadini europei è maggiore di sessanta, oltre alle ventuno ufficiali.
Sono circa 50 milioni di persone, intorno al 14% della popolazione europea, ad usare una lingua diversa da quella della maggioranza della popolazione statale.
Un dato che indica proprio come la diversità linguistica e socio-culturale rappresenti per il nostro continente una ricchezza da non perdere e uno dei pilastri della costruzione democratica dell'Europa.
Il panorama europeo delle lingue e culture minoritarie, però, non è omogeneo a livello normativo.
Vi sono, infatti, minoranze linguistiche, come il catalano e il basco in Spagna, che hanno raggiunto alti livelli di tutela (sia grazie a decisioni politiche che a forti pressioni popolari) e sono entrate già in una fase di modernizzazione e sviluppo che permette loro di far fronte alle sfide della società contemporanea.
Esistono invece minoranze linguistiche che non trovano tutt'oggi un riconoscimento ufficiale, come le comunità presenti in Francia e in Grecia.
Anche l'Italia è un paese ricco di minoranze linguistiche.
L'articolo 6 della Costituzione italiana afferma che «la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche» ed è proprio con l'approvazione della legge 482/99 che tale principio costituzionale ha incominciato a ricevere piena attuazione.
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