


In tutta Europa, e così anche in Friuli, già dal X secolo d.C. vengono rappresentati dei drammi liturgici; ispirati dai Vangeli, si svolgevano durante le maggiori festività cristiane, in particolare nel periodo pasquale. L’importanza dell’unità e della diffusione della religione cristiana dà vita a queste forme di spettacolo in ogni regione del continente.
La rilevante presenza della chiesa di Aquileia ha lasciato numerose testimonianze di queste liturgie in Friuli, anche se in verità esse riguardano più la storia della musica che quella del teatro ed erano cantate in latino.
Il dramma liturgico nasce e viene eseguito all’interno della chiesa, si rivolge ai fedeli per raccontare episodi del vecchio e del nuovo Testamento, spiegando agli uomini in forma cantata l’esistenza di Dio.
E quanta più gente assisteva alle rappresentazioni, tanto più la chiesa sentiva la necessità di diffondere gli inni sacri.
Così dall’interno delle chiese il dramma liturgico si trasferisce all’esterno, sul sagrato, poi nelle piazze per raggiungere un pubblico più numeroso.
Più cresceva l’attenzione per le rappresentazioni, più si sentiva la necessità di rendere facile la comprensione dei testi ai fedeli.
Siccome il popolo non parlava il latino, la lingua della chiesa e della cultura, si cominciano ad inserire nel nuovo dramma le prime parole nelle parlate locali, dando così vita a quello che in seguito diverrà il teatro nelle varie lingue.
Nel secolo XIII accanto alle rappresentazioni per le feste del Signore troviamo quelle sulle vite dei santi.
In tal modo si aggiungono nuovi soggetti ai repertori, arricchiti con costumi e scenografie, che rendono sempre più popolari le sacre rappresentazioni.
Le testimonianze riguardanti il dramma liturgico in Europa sono numerose e fra i testi più antichi e completi si trovano proprio alcuni brani aquileiesi del XIV secolo, come l’Annunciazione, la Resurrezione e il più noto Planctus Mariae, conservato in un codice cividalese e la cui scrittura si stima risalire ad un secolo prima.
In questo periodo troviamo inoltre un'altra sacra rappresentazione, a Gemona, intitolata ‘Lu zug de l’agnul’ e riportatata nei ‘Quaderni dei Camerari’; però di essa non ci resta altro che il titolo in lingua friulana.
Spostato il luogo di rappresentazione fuori dalla chiesa, si abbandona gradualmente l’argomento sacro: lo spettacolo si trasforma in parodia comica della vita a scopo di divertimento e si arricchisce con interpretazioni nelle lingue volgari.
Un primo abbozzo di testo da rappresentazione in lingua friulana potrebbe essere considerato la poesia ‘Biello dumlo di valor’, un contrasto a due voci (maschile- femminile) in forma di dialogo amoroso fra i personaggi, rinvenuto a Cividale e databile al XV secolo.
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