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Il friulano nella scuola e nell'università

Copertina del libro sul Dialetto saurano di Ferrante Schneider, 2004
Dialetto saurano
di Ferrante Schneider, 2004

La scuola, ad iniziare dalla costituzione del Regno d’Italia, ha sempre svolto un ruolo importante nella politica linguistica del nostro paese.

Fino al 1945, la linea di tendenza del Ministero dell’Istruzione fu sempre quella di privilegiare nell’insegnamento primario solo la lingua italiana, cioè il toscano-fiorentino scelto come lingua ufficiale e simbolo della raggiunta unità territoriale e politica.

Anzi, negli anni Venti, il regime fascista impose l’insegnamento dell’italiano anche nelle scuole alloglotte presenti in particolare nelle ‘Terre irredente’.

Con l’avvento della democrazia i Costituenti vollero inserire nei Principi fondamentali una norma a tutela delle minoranze linguistiche.

Il legislatore ordinario assicurò in breve tempo forme di garanzia per alcune lingue minori parlate nelle ‘penisole linguistiche’ (francese, sloveno, tedesco): tutte le altre, invece, ne furono escluse.

Per oltre cinquant’anni, ogni iniziativa di valorizzazione nella scuola del friulano fu assunta solo in sede locale soprattutto per merito di alcuni operatori scolastici sostenuti dalla Società filologica friulana e poi formati dalla nuova Università di Udine.

Di rilevanza anche la L.R. 15/96, che ha introdotto alcune importanti forme di sostegno per l’insegnamento del friulano.

Il Parlamento, nel 1999, approvò la legge n. 482 a protezione di dodici lingue minori, tra cui quella friulana. Emanato nel 2001 il Regolamento d’attuazione, l’autorità scolastica regionale ha avviato l’applicazione sistematica della legge nelle istituzioni, suggerendo agli insegnanti la scelta del plurilinguismo inteso come capacità di «padroneggiare più linguaggi, manipolare più codici, cogliere il senso più profondo dell’identità del gruppo sociale di cui ogni lingua è espressione».


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